Nuovo Milan, vecchio Milan

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Prima della partita mi sarei aspettato, si di uscire battuto dal San Paolo, ma non nel modo in cui è effettivamente maturata la sconfitta.
Questa squadra continua a cambiare proprietà, dirigenze, magazzinieri, custodi e soprattutto allenatori ma si trascina da anni problemi tattici e soprattutto di personalità.
Da innumerevoli stagioni alla prima piega storta che prende la partita, non necessariamente un goal ma anche solo un’espulsione o un infortunio, andiamo in crisi e spariamo dal campo, addirittura ci succede anche quando segnamo una rete o sbloccchiamo la partita per primi. Il Napoli di Ancelotti visto sabato non mi ha di certo impressionato, anzi, sotto di due goal era completamente in bambola col pubblico che iniziava a fischiare e a rumoreggiare.
La palla suicida data da Musacchio all’impresentabile Biglia era senza alcun senso logico, bastava uno scarico su Calabria e non sarebbe successo nulla, invece ha rimesso in carreggiata un Napoli alle corde.
Il problema è che quel torello nella nostra area tra difensori e portiere, con scarico finale su Biglia, aveva già dato avvisaglie di pericolo ben prima ma abbiamo continuato imperterriti a fare la stessa giocata senza che nessuno dalla panchina impartisse ordini differenti.
Il cambio dell’incommentabile Biglia con Bakayoko, se possibile, ha peggiorato le cose, vuoi perché abbiamo impiegato quindici minuti a capire come dovevamo disporci (prossima volta sarebbe meglio chiarirsi prima dell’ingresso in campo) e vuoi perché il francese è stato fatto giocare in una posizione a lui non congeniale. È un giocatore fatto e finito per un centrocampo a due, per questo Sarri lo ha spedito, il problema di postura di cui ha parlato Rino a fine gara rasenta secondo me il ridicolo perché questo è un giocatore che ha giocato in Ligue 1, Premier League, Champions League e ha fatto tutta la trafila nelle nazionali giovanili francese quindi non certo un calciatore alle prime armi, il problema è che se prendi un giocatore ne devi conoscere alla perfezione il modo e la posizione in cui gioca.
Con quelle lunghe leve e la poca mobilità non credo avrà molto successo anche se lo schiereremo come mezzala.
Il suo limite potrà però essere la nostra fortuna perché lasceremo perdere questo stramaledetto 433 e proveremo il 4231, che ci darà più scelte e soluzioni.
Sulla parte tattica c’è da lavorare, e molto, ma il lavoro maggiore andrà fatto sul piano psicologico perché è inaccettabile che questa squadra possa sparire così dal campo al primo schiaffone, denota una preoccupante mancanza di personalità a livello dei singoli.
Dopo la rete di Calabria, Il Pipita ha urlato al terzino:”fiducia fiducia!”. Già Gonzalo, lui che di personalità ne ha da vendere e a me onestamente è piaciuta la sua partita, ha fatto il possibile, ha protetto e smistato diversi palloni ed ha fatto alcuni spunti palla al piede interessanti.
Il problema è che quando abbiamo avuto l’occasione per verticalizzare subito per mandarlo in porta(ricordo Jack in un paio di occasioni) abbiamo preferito, come sempre, lo scarico su Suso come se la nostra unica fonte di gioco fossero gli esterni. In questo modo però non sfruttiamo bene Gonzalo e, come ho già scritto in altre occasioni, vorrei che Rino almeno provasse Hakan alle sue spalle, perché il turco è l’unico che in questa squadra cerca sempre la verticalità.
Correremo altrimenti il serio rischio di possedere una Ferrari lasciandola in garage perché incapaci di darle benzina.
Siamo solo alla prima di campionato e non è certo tempo di processi o sentenze ma le avvisaglie sono chiare, questa squadra ha problemi tattici e caratteriali, ora sta a Rino cambiare, lo deve fare in fretta perché la sconfitta di Napoli lo ha fatto salire subito sul banco degli imputati.

MattLeTiss

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"Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione". Per questo ho amato alla follia Dejan Savicevic e Matt Le Tissier. Milanista da generazioni, cuore Saints grazie a "Le God". Sacchi mi ha aperto un mondo, Allegri me lo ha chiuso. Sono cresciuto col Milan di Arrigo, quello per me era il gioco del calcio, tutti gli altri prendono a calci un pallone.